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La
retrospettiva che il Mart di Rovereto dedica a Medardo
Rosso esplicita già nel titolo la forza dirompente e la
spinta "rivoluzionaria" del grande artista
italiano che visse a cavallo dei due secoli passati:
questo "Cézanne" della scultura - per la
capacità che ebbe di forzare il linguaggio scultoreo, così
come il pittore francese faceva con la prospettiva - diede
effettivamente vita ad una forma moderna dell'arte
plastica.
Col suo metodo innovativo fu, nell'Italia di fine
Ottocento, un "caso" per i contemporanei a
livello internazionale che suscitò numerosi interrogativi
interpretativi a tutt'oggi irrisolti.
Sono esposte al Mart una sessantina di sculture, una
ventina di fotografie, una decina di suoi lavori grafici,
e quindici opere di grandi autori che furono in rapporto
con l'artista o da lui influenzati (quali Rodin, Picasso,
Brancusi, Mattisse e Boccioni). I prestiti, provenienti
dal Giappone, dagli Stati Uniti e da numerosi musei e
collezioni europee, consentono di rileggere la figura e
l'opera di Medardo, in passato troppo frettolosamente
etichettato come impressionista.
Mai prima d'ora erano state riunite insieme tante sue
opere, molte delle quali esposte per la prima volta in
Italia, a ripercorrere l'intero iter
creativo dell'artista: dalla prima scultura El
Locch del 1880 circa, che giunge dal Minneapolis
Institute of Art nella versione originaria e
fin'ora inedita, all'ultimo lavoro: quell'Ecce
Puer del 1906, che pone anche la questione di un
possibile avvicinamento del grande scultore al Simbolismo.
Molti e complessi sono stati gli apporti che hanno
contribuito alla maturazione dell'artista - da quelli
formali degli scapigliati a quelli ideologici della
"seconda scapigliatura", fino agli apporti
scientifici del positivismo - che lo hanno portato a
quella fusione, a quel tutt'uno di materia e atmosfera,
che si può ammirare in opere come La
Portinaia, del 1883-1884, di cui è esposto il
bronzo proveniente dal Toyota
Municipal Museum of Art e due cere, una proveniente
da Hakone
e l'altra in collezione privata. Opere in cui Rosso
mette in discussione gli statuti della scultura, in cui -
attraverso l'interazione di oggetto e spazio e la
vibrazione dei piani alla luce - fa "dimenticare la
materia".
Scultura viva è quella di Medardo, nella scelta dei
soggetti e nella partecipazione emotiva, come nelle
soluzioni compositive, estremamente innovative per la
dislocazone libera dei personaggi nello spazio: pensiamo
alla bellissima Conversazione
in giardino del 1896, uno dei suoi capolavori
"en plein air".
La ricerca costante di Medardo, la sua tensione verso una
scultura di luce capace di emozionare, risulta evidente
anche nella rilettura che lo scultore faceva in termini
concettuali e con una certa carica ironica delle proprie
opere; così come nella nutrita serie delle cosiddette
"opere di paragone": copie dall'antico o da
capolavori rinascimentali, d'après
anche liberi, oppure addirittura calchi di opere "in
piena opposizione ai postulati, formali e di poetica,
sottesi al lavoro plastico di Rosso". Lo
scultore se ne serviva per dimostrare, attraverso il
confronto, la maggior verità - "nel
senso di corrispondenza alla naturale energicità e non
isolabilità di ogni cosa" - e il superiore
valore artistico delle sue opere rispetto a quelle del
passato; ma usava anche esporle nelle personali e venderle
come opere sue. Sono in mostra a tal proposito
interessanti esempi come la Testa
dell'Imperatore Vitellio, esposta sia nella
versione in bronzo, sia nella versione che Rosso dipinse
d'oro e aprì con un largo taglio sulla nuca: opera
acquistata direttamente presso l'artista nel 1896 dal South
Kensington Museum di Londra ed ora conservata al Victoria
Albert.
Anche l'intervento su lavori realizzati in precedenza,
mutilandoli, non è raro in Medardo Rosso ed anzi diviene
negli anni sempre più frequente e deciso: in genere si
tratta di operazioni dovute al desiderio di attenuare la
descrittività dell'immagine. La primitiva sensazione
viene dunque rielaborata, sia attraverso l'uso delle
patine - numerose soprattutto nelle cere - sia con i
tagli, sia infine con l'uso di strumenti offerti dai
materiali e dalle tecniche della fusione. Tra i tanti
esempi: Bambino
alle cucine economiche che nel tempo perde la massa
volumetrica arrivando ad una lamina sottilissima.
"Medardo
Rosso - scrisse Enrico Prampolini, recensendo la
quadriennale romana che presentava una retrospettiva
sull'artista, a tre anni dalla sua morte - non
solo dischiuse un nuovo orizzonte alla scultura, ma spezzò
l'incanto della plastica tradizionale e le sue leggi - cioè
la forma e il volume, la materia e la statica - per
avventurarsi nei regni inesplorati della luce e dello
spazio, dell'atmosfera e dell'ambiente".
Parole che restano attuali per definire la modernità di
Rosso, la sua dimensione internazionale, il suo ruolo
chiave nell'avvento dell'arte moderna.
A
Rovereto fino al 22/08/2004
Mart Rovereto
Museo d'Arte Moderna e Contemporanea
Corso Bettini, 43
ORARIO: martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica
10.00 - 18.00
venerdì 10.00 - 21.00
Lunedì chiuso
INGRESSO: Intero 8 €, Ridotto 5 €
INFORMAZIONI: tel 0464 454127
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