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Il simbolismo.
Da Moreau a Gauguin a Klimt
A Roma fino al 16/09/2007
Da Moreau a Paul Gauguin e i
Nabis, a Klimt. Il Simoblismo,
raccontato attraverso un percorso cronologico suddiviso in tre
parti e dodici sezioni che spazia da metà Ottocento alla vigilia
della prima guerra mondiale.
Si parte con il pittore svizzero Arnold Böklin,
una figura fondamentale per lo sviluppo della poetica
simbolista. Le sue fonti d'ispirazione sono i miti, la
letteratura e la musica. Si instaura subito una contrapposizione
con l'impressionismo, non si rappresenta più la natura ma gli
stati d'animo e i sentimenti. Puvis de Chavannes indaga
un mondo parallelo, fuori dal tempo, in Fanciulle in riva al
mare tre figure, di profilo, di spalle e di fronte (forse la
stessa donna) rappresentano tre stati psicologici differenti. Un
aspetto che ritroviamo nella fase più matura, nel 1900
inoltrato. Tre donne di Koloman Moser, uno dei
fondatori della Secessione di Vienna insieme a Klimt,
riprende il motivo, così come lo stesso Klimt che chiude la
mostra con Le tre età della donna. Una triplice figura
femminile avvolta da ornamenti incarna da una parte,
l'inesorabile trascorrere del tempo, dall'infanzia alla
vecchiaia, dall'altra, il rinascere della vita nel mistero della
maternità. Moreau è fra i più importanti antesignani
della nuova stagione artistica. La sua vena pittorica è spesso
dedicata a Salomè che diviene il prototipo dell'immagine
femminile seducente e perversa (Salomè danzatrice;
Salomè con pantera). La descrive come "donna eterna, uccello
leggero e spesso funesto". Anche la bellezza di Elena si tramuta
in bellezza lugubre.
La seconda parte, rivolta ai simbolisti maturi,
si apre con il mito di Orfeo, la testa appoggiata sulla
lira viene riprodotta in maniera differente da Gustave
Coustois, il più fedele al mito, da Alexandre Séon,
il più astratto e da Odilon Redon, il più visionario. La
mitologia classica diventa terreno su cui attingere, ma a questa
corrente piace raffigurare i mostri: La disperazione della
Chimera di Séon o la Succube dello scultore Auguste Rodin
ne sono due esempi. Moreau ritorna in un periodo di piena
maturità, la definizione delle figure lascia spazio alla densità
dei colori, alla loro contrapposizione, il misticismo si scontra
con il sacro (La tentazione). Su questo gioco di
contrasti si innestano altri quadri esposti di Franz von
Stuck (Il peccato) e del russo Il'ja Repin (Tentazione).
E' arrivato il momento di Gauguin. Dopo
aver esordito a fianco degli impressionisti si indirizza verso
la poetica antinaturalistica e simbolica. Guarda alla tradizione
occidentale e alle civiltà più lontane. Esplicativo il
bassorilievo policromo Siate misteriose o il dipinto
Le parole del diavolo, in cui cala nell'ambiente esotico
motivi di stampo occidentale (risente del trasferimento a
Tahiti). Qui la tentazione di Eva viene rielaborata con
riferimenti polinesiani. Nasce un simbolismo moderno, osannato
dai suoi seguaci, i Nabis. Di George Lacombe sono
esposti l'altorilievo Iside e il celebre quadro
Foresta Rossa. Il Ritratto di Paul Ranson in costume da
Nabi di Paul Sérusier divenne una sorta di manifesto
del gruppo. Lungo il percorso incontriamo anche Edvard Munch
con Visione, una delle sue prime opere simboliste, carica
di angoscia esistenziale. Spesso per raffigurare il dramma
interiore il pittore norvegese ricorre all'allegoria (Malinconia),
caratteristica della corrente stessa. Di Munch troviamo anche
incisioni e il dipinto quasi espressionista Gelosia II.
Nella terza parte si affrontano nuovi linguaggi e nuove tecniche
pittoriche, come il divisionismo. Esemplari i magnifici quadri
di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Lo specchio della
vita e Sole) e di Giovanni Segantini (La vanità).
Si giunge ai già citati Klimt e Moser. Manca all'appello il
lineare List.

Informazioni utili
Il simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt
A Roma dal 07/06 al 16/09/2007
Galleria Nazionale d'Arte Moderna, via delle Belle Arti 131
ORARIO: mar-dom 8.30 - 19.30
INGRESSO: € 9,00; € 7.00
INFORMAZIONI: tel. 0632298221 -
www.gnam.beniculturali.it
Emanuele Bigi |