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Alberto Sughi - A Roma fino al 23/09/2007

Un pittore in bilico tra realtà e astrattismo, tra universi quotidiani e sospensioni temporali. Alberto Sughi appartiene alla generazione dei Guttuso e dei Vespignani, ma da loro prende le distanze. Dipinge forme in spazi indefiniti, come indefinite sono le figure, spettri girovaghi, dominati solo dalle ombre. I quadri sono quasi monocromi, cupi.

La scalinata al Lungo Tevere è attraversata da personaggi teatrali, ognuno assorto in se stesso in attesa di un possibile Godot. Sughi non racconta eventi precisi. La solitudine, la difficoltà di comprendere l'agire del mondo sono le tematiche a lui care. Le atmosfere aiutano a riflettere proprio per la loro inquietudine. La sua pittura è quasi "cinematografica", alcune opere assomigliano a frame catturati dove l'immagine si dilegua, non è nitida, e i protagonisti si dissolvono (Città di notte). Non a caso l'arte di Sughi ha influenzato registi come Fellini, Antonioni e Moncelli. E viceversa. Era amico di Visconti, Rossellini, Germi e Rosi. L'amore per il cinema viene sottolineato anche da alcuni soggetti come La maschera al cinema (1958) oppure Cinema (1959).

Nella mostra sono esposti circa ottanta dipinti e una sessantina di disegni realizzati dal 1946 ad oggi, tutti raccolti in una piccola sala dove è possibile percepire l'evoluzione artistica del pittore di Cesena.
Gli scuri improvvisamente lasciano spazio a gridi di colore luminoso, macchie che accompagnano oggetti fluttuanti, "resti assurdi di un minimondo che si consuma" (La stanza di un uomo, 1968), il surreale attraversa l'opera di Sughi. Il dialogo con De Chirico è lampante, come anche con Magritte. In Giardino all'italiana (1971) la "natura non è natura ma ossessione, ambiguità, deposito di antiche memorie".
L'esposizione segue un andamento cronologico e tematico. Incontriamo il ciclo dedicato alla cena, dove è il vuoto degli interni a dominare e a ritagliare le figure in primo piano, quello rivolto alla famiglia con il Ritratto di mio padre (1978), Ritratto di Bruna (1979) e La morte del padre (1981). Poi colpisce il fuoco rosso che avvolge un Uomo con le valigie, appartenente al ciclo dove vai?. Il messaggio è metaforico, rimanda alla caduta del comunismo. A un certo punto ritornano i personaggi immersi nella notte: Figure femminili (1999), Uomini (1999), Piano Bar (2002), Locale notturno (2002) che richiamano gli anni andati. Si rievoca la solitudine e istantaneamente anche la nostalgia della solitudine di un tempo. Più marcatamente ossessiva, più diretta. Il cerchio si chiude con tre grandi disegni su tela realizzati quest'anno. Un dialogo tra passato e presente riassunto da schizzi a carboncino di grande formato.

Informazioni utili
Alberto Sughi
A Roma dal 21/07 al 23/09/2007
Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere
ORARIO: tutti i giorni dalle 09.30 alle 19.30;
INGRESSO: libero
INFORMAZIONI: tel. 06 6780664;
www.albertosughi.com

Emanuele Bigi